frutta martorana
Cucina siciliana

Frutta martorana, la storia del dolce dei morti

Frutta martorana, capolavoro della pasticceria siciliana, da gustare e donare in occasione della Festa dei morti. Continua a leggere…

La frutta martorana è un dolce fatto unicamente di farina di mandorle e zucchero. Un vero capolavoro della pasticceria siciliana. A differenza di altri dolci di questa fantastica regione, belli e buoni, la frutta martorana ha qualcosa in più.
Prepararla richiede una particolare abilità che vede un mix di amore, arte e talento vero e proprio.
Come si usa dire in siciliano di tutte le cose molto belle, la frutta martorana “parra”, (parla).

Parla di tradizione, di creatività, di stupore. I bambini l’hanno sempre guardata con gli occhi della meraviglia. E anche gli adulti non possono che restare incantati davanti alle vetrine dei bar e delle pasticcerie ricche di questi piccoli tesori.

Com’è fatta

La frutta martorana si realizza con un impasto di farina di mandorle e zucchero. La “pasta reale” si modella a mano o con l’aiuto di stampi in gesso per prendere le sembianze della frutta vera, di ogni tipo.
Dalle arance, ai mandarini, fichi d’india, ciliegie, perette, albicocche, castagne. Frutta tipicamente autunnale ma non solo. Ottenuta la forma desiderata la frutta deve riposare almeno 20 ore e asciugare. Si potrà così procedere alla decorazione con coloranti alimentari. Infine una passata di lucido per renderla ancora più attraente.

L’abilità dei pasticceri risiede senz’altro nella capacità di rendere la frutta martorana molto simile alla frutta vera. I dettagli, le foglie, i semini, un taglio, le sfumature…tutto rende queste piccole opere d’arte fedelissime alla realtà, tanto da trarre a volte in inganno e risultare irresistibili.

La storia della frutta martorana siciliana

Torniamo indietro di qualche tempo, al periodo normanno. La leggenda narra che nel monastero benedettino fondato dalla nobildonna Elisa Martorana a Palermo, il convento di Santa Maria dell’Ammiraglio, le monache fossero dedite al lavoro in cucina e in giardino. Si parla di un orto ben curato e ricco di ogni frutto. Quando sopraggiungeva l’autunno gli alberi si spogliavano e di frutti da raccogliere non ce n’erano più. Ma le monache impiegavano il loro tempo dando sfogo alla loro creatività in cucina ricreando i frutti con la pasta di mandorle.

Così avvenne quando un giorno fece visita al convento un alto prelato, e per fare bella figura le monache appesero i frutti di pasta martorana ai rami degli alberi. Il giardino sembrò così ricco e i frutti di pasta reale così buoni che l’idea risultò vincente.
La frutta martorana cominciò ad essere venduta alle famiglie nobili e pian piano divenne tradizione prepararla in autunno, specialmente in occasione della giornata di commemorazione dei defunti.

La frutta martorana

Il suo significato oggi

Oggi la frutta martorana si trova tutto l’anno nelle vetrine delle pasticcerie ma per tradizione si regala e si gusta in occasione della festività di tutti i Santi e dei Morti. Riempie i famosi “cannistri di motti”, i cestini che si donano ai bambini, ricchi di tante leccornie. E’ un modo per sdrammatizzare la ricorrenza e sentire vicino i cari defunti, con una nota di nostalgia ma senza paura.
E’ stata inserita nella lista dei prodotti agroalimentari italiani (P.A.T.) del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali ed è riconosciuto come prodotto agroalimentare tradizionale siciliano.

Oltre a riprodurre la frutta, oggi i pasticceri realizzano ortaggi di pasta di mandorle, e anche le pietanze tipiche dello street food siciliano, come il panino con panelle. Tutto diventa dolce, allegro, invitante e opera d’arte.

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